DESTELLE Agathe
PITOISET César
(Studenti Erasmus)
Lunedi 3 luglio 2006,
La piazza Augusto Imperatore
Le sue trasformazioni nel corso dei secoli

Roma Imperiale Roma, oggi
“Storia del Arte dei Giardino e del Paesaggio”
Prof. Bruno Filippo LAPADULA
INTRODUZIONE
Il punto centrale di questo spazio urbano è senza dubbio il Mausoleo di Augusto.
Questo mausoleo risale al 23 a.C. la grande tomba di Ottaviano Giulio Claudio, che divenne Augusto, nonché Cesare e primo Imperatore dei Romani.
Quando il re Mausolo dell’Asia Minore (attuale Turchia) morì, nel 353 a.C., sua moglie, la Regina Artemisia, gli fece costruire una tomba bellissima, considerata una delle sette meraviglie del mondo antico.
Naturalmente l’invidia, l’avidità e altre belle qualità indussero gli altri monarchi a farsi anch’essi delle grandiose camere mortuarie. In tal modo, la parola "mausoleo" divenne parte del nostro lessico, a significare una tomba di eccezionale sontuosità. Questa lo fu più di tutte le altre.
Questa tomba circolare, che copriva quasi un ettaro di superficie, era in origine rivestita di marmo bianco. La stanza centrale, dove riposava l’urna più importante, era circondata da un anello di nicchie destinate a ospitare i resti di altri membri della famiglia.
Come una torta matrimoniale, era sovrastata da due tamburi circolari, posti l’uno sull’altro e ricoperti di terra a formare una collinetta con cipressi, seguendo l’esempio delle tombe etrusche. In cima svettava una statua dell’Imperatore.
All’ingresso vi erano due obelischi (copie romane) che adesso si trovano a Piazza dell’Esquilino e a Piazza del Quirinale.
Abbiamo scelto questo spazio urbano perchè è un luogo pieno di storia che è diventato centro della polemica con il nuovo Ara Pacis di Meier. Questa piazza, al inizio non somigliava per niente a quella attuale, è il risultato di numerosi interventi significativi a Roma, che tenteremo di sviluppare in questo studio.
IN ETA ROMANA
Non possiamo cominciare a parlare del Mausoleo di Augusto in epoca romana senza presentare il Campo Marzio. Infatti, il Mausoleo fu costruito in questa aria paludosa gigantesca, dalla quale era diventato un elemento fondamentale.
Il Campo Marzio (Campus Martius) era una zona della Roma antica di approssimativamente 2 km², inizialmente esterna ai confini cittadini e più tardi suddivisa da Augusto tra due delle sue 14 regioni: la VII via Lata e la IX Circus Flaminius.

“Il Campo Marzio in epoca romana”
Sin dall'epoca regia, l'area fu consacrata al dio Marte, e adibita ad esercizi militari. Tarquinio il Superbo se ne appropriò e lo fece coltivare a grano. Secondo una leggenda, durante la rivolta che causò la cacciata del re, i covoni di quel grano furono gettati nel fiume dando origine all'Isola Tiberina. Con l'inizio dell'epoca repubblicana, il Campo Marzio ritornò area pubblica e fu riconsacrato al dio. Fu sede dei comitia centuriata, assemblee del popolo in armi.
La parte più meridionale della piana, a partire dalle pendici del Campidoglio (dove attualmente sono visibili i resti del teatro di Marcello e del portico di Ottavia) era distinta dal Campo Marzio vero e proprio, con il toponimo di Circo Flaminio. L'area fu attraversata dalla via Flaminia, la cui parte urbana prese il nome di via Lata (attuale via del Corso).
Le fondazioni di edifici sacri partono dal primo dei re di Roma, Romolo e proseguono fino a tutto il II secolo a.C.. Vi vennero inoltre edificati portici e edifici privati e vi ebbero dei possedimenti Publio Cornelio Scipione l'Africano e Pompeo.
Inizialmente la zona, poiché era al di fuori dei confini ufficiali della città (pomerio), venne utilizzata per dare udienza ad ambasciatori stranieri e vi venivano più facilmente eretti luoghi di culto per le divinità orientali.
L'inizio della monumentalizzazione dell'area si ebbe con il teatro di Pompeo nel 55 a.C.. Con Cesare furono sistemati gli edifici legati alle elezioni, i Saepta (completati da Augusto) e la Villa publica.
In epoca augustea, Marco Vipsanio Agrippa inserì i giardini, le terme con il suo nome e il Pantheon. Vi fu costruito anche un anfiteatro (Statilio Tauro) e un teatro (teatro di Balbo). La zona non edificata verso nord fu dominata dal mausoleo di Augusto e dall'orologio solare che aveva come gnomone l'obelisco oggi a piazza Montecitorio. A questo complesso celebrativo e funerario era legata anche la costruzione dell'Ara Pacis, voluta dal Senato per ricordare la pace e la stabilità portate dal governo di Augusto.
Probabilmente a Caligola si deve la prima costruzione del tempio dedicato a Iside. Sotto Nerone furono costruite altre terme a suo nome e un ponte.
Dopo il grande incendio dell'anno 80 DC Domiziano ricostruì i monumenti aggiungendo uno stadio (che diverrà poi piazza Navona) e un odeion (piccolo edificio per spettacoli coperto, in forma di piccolo teatro). Adriano trasformò il complesso del Pantheon e collocò nella parte settentrionale, legata ai funerali imperiali, i templi di Matidia e Marciana. Successivamente vi furono costruiti il tempio di Adriano, e vi furono innalzate una colonna dedicata ad Antonino Pio e la Colonna Antonina, dedicata a Marco Aurelio, che copiava la Colonna Traiana.
Dopo aver trattato brevemente del Campo Marzio, torniamo alla nostra area di studio.
Nel 29 a.C. Ottaviano diede inizio alla costruzione di una grandiosa tomba nel Campo Marzio. Con questo gesto si poneva, in pratica, nella posizione di un sovrano ellenistico. Il modello da cui il sepolcro deriva ne è una conferma: fin dall'inizio esso si chiamò Mausoleo, con il nome cioè che, a partire dal sovrano Mausolo di Caria e dalla sua famosa tomba, aveva designato i sepolcri dinastici.
Possiamo analizzare il prospetto e la pianta del Mausoleo di Augusto e dello spazio circondante.

Descrizione detagliata del prospetto e della pianta del Mausoleo di Augusto:
Il basamento esterno, in travertino, era alto circa 12 metri e forse terminato in alto da un fregio dorico a metope e triglifi. Seguiva un enorme spessore di muratura, alleggerita da nicchioni con setti di muro radiale, non praticabili e colmi di terra. Altre due linee di muri, collegati da setti, formavano una seconda serie di concamerazioni; veniva infine il primo ambiente praticabile, al termine del lungo corridoio d'ingresso (3): un settore ad arco di cerchio, fronteggiato in origine da un alto muro di grande spessore, rivestito di travertino, nel quale si aprivano due ingressi (4). Questo muro, conservato solo in questo punto, costituisce certamente la sostruzione di un tamburo, che doveva emergere dal tumulo, creando un secondo ripiano: siamo quindi non già di fronte ad un semplice sepolcro a tumulo, ma ad una struttura complessa, a ripini sovrapposti, derivata in ultima analisi da monumenti funerari ellenistici. Al di là del muro, un corridoio anulare praticabile reggeva la cella anch'essa circolare, munita di un ingresso assiale (5) e di tre nicchie simmetriche, in corrispondenza degli assi (6,7,8). Al centro, un grande pilastro conteneva una stanzetta quadrata (9), che dovrebbe corrispondere alla tomba di Augusto: in significativa corrispondenza con la statua bronzea dell'imperatore che sorgeva alla sommità del pilastro. Nelle tre nicchie che si aprivano sull'anello più interno, c'erano le altre tombe: il primo ad essere deposto nel Mausoleo fu Marcello, morto nel 23 a.C., la cui iscrizione incisa, sullo stesso blocco di marmo su cui è anche quella della madre Ottavia, è stata scoperta nel 1927. Seguirono Agrippa, Druso maggiore, Lucio e Gaio cesari. Augusto raggiunse gli altri nel 14 d.C., seguito da Druso minore, Livia e Tiberio, mentre non sappiamo se Claudio e Vespasiano fossero sepolti qui. Caligola fece portare nel Mausoleo le ceneri della madre Agrippina, e dei fratelli Nerone e Druso Cesari. Nerone, come già in precedenza la figlia di Augusto Giulia, fu escluso dalla tomba dinastica. La porta dell' edificio che si apre a sud (1), era preceduta da 2 obelischi (2). Su due pilastri a lato dell' ingresso erano fissate le tavole di bronzo con l'autobiografia ufficiale di Augusto, la cui copia, incisa sulle pareti d'ingresso del tempio di Roma e di Augusto ad Ankara e in altri edifici delle province, è pervenuta fino a noi.
Dal punto di vista paesaggistico, notiamo la presenza di cipressi sul Mausoleo che permettono di dare al mausoleo un aspetto più monumentale, aumentando visualmente la sua altezza.
In riguardo al aspetto dello spazio circondante, possiamo dire che non c’è ancora un tessuto urbano denso. E, quindi, un monumento isolato del Campo Marzio.
14 d.C. Augusto muore e le sue ceneri vengono sepolte nel nucleo centrale di quest’edificio.
Nelle tombe si usava allestire banchetti in onore dei defunti. Si festeggiavano la data i nascita e di morte, si tracannava vino, si facevano discorsi, si restava a lungo ubriachi, come in una veglia funebre irlandese.
Si vede bene sull’imagine seguente, che dopo la morte di Augusto, hanno messo in evidenza l’asse dell’entrata, sistemando totalmente l’intero camino di accesso: hanno creato una scenografia paesaggistica, che ha avuto delle conseguenze nel cambiamento del aspetto della zone nei secoli successivi. Infatti, vediamo l’atteggiamento dei romani a voler creare dei spazi piacevoli con acqua, fontane, piante e statue. E un magnifico esempio di tradizione etrusca, modificata con lo stile romano.

Il Mausoleo di Augusto e il Porto della ripetta, sono al medioevo due spazi separati, pero dobbiamo parlare anche dell’evoluzione del Porto se vogliamo capire bene le radici storiche dell’attuale piazza Augusto Imperatore.
Dopo la fine dell’Impero, nell’alto medioevo, era divenuto necessario per la città, in crisi economica e produttiva permanente, effetuare gli approvvigionamenti di ogni genere di merci dall’Umbria e dalla Sabina poichè si era reso impossibile ogni rapporto con i paesi d’oltre mare. Si venne quindi a formare un modesto luogo di attracco situato nella zona antistante il Mausoleo di Augusto nel Campo Marzio.

Disegno fatto da Bufalini, in 1551,

Porto della Ripetta
ETA PAPALE
Dalla caduta dell’Impero fino al XII sec il Mausoleo e lo spazio circondante cade in abbandono. Infatti, la famiglia Colonna nel XII secolo trasforma il Mausoleo di Augusto in una fortezza con fossato perchè aveva una posizione geografica strategica che permitiva controllare il fiume e attaccare.
Poi, nel XIII secolo, il Papa Gregorio IX di Conti di Segni, durante il suo pontificato (1227- 1241), dispose lo smentallamento della fortalezza colonnese e conseguentemente da allora il monumento divenne, come molti altri monumenti romani, una specie di cava di marmo, travertino e mattoni da utilizzare per la costruzione della Rome Cristianae, nel caso specifico, degli edifici della contrada di Campo Marzio.
In questo momento, la tomba diviene un giardino ornamentale.
Adesso, sembra importante di trattare del resto del Campo Marzio in epoca papale.
Vediamo, che in questo contesto il paesaggio urbano si modifica radicalmente. I tracciati diseganti dai api nella città mettono in contatto le diverse chiese della città, e il volto dello spazio urbano e del tutto modificato. Piano, piano, un tessuto urbano si forma intorno al Mausoleo di Augusto. Il monumento si integra in una città densa, che gli toglie un po’ del suo carattere monumentale e spazioso. ( Consultare le carte del epoco)
Il Campo Marzio
Con il taglio degli acquedotti durante gli assedi delle guerre greco-gotiche nel VI secolo e la conseguente maggiore comodità determinata dalla vicinanza del fiume, e in seguito alla creazione di un nuovo polo cittadino nella Basilica di San Pietro in Vaticano, centro di pellegrinaggi, l'area del Campo Marzio divenne il quartiere più popolato della Roma medioevale.
Il quartiere era attraversato dal percorso della processione che conduceva il papa neo eletto tra San Pietro e la residenza a San Giovanni in Laterano. L'area era inoltre attraversata dalla più importante arteria che continuava a collegare Roma col resto d'Europa, la via Cassia, Questa, dopo essersi riunita alla via Flaminia entrava in città attraverso la porta del Popolo; il tratto urbano conservava ancora l'antico nome di via Lata e costituiva un importante percorso cittadino.
Il tessuto edilizio del quartiere era particolarmente fitto tra le emergenze monumentali dei resti degli antichi edifici ancora conservati, percorso da una fitta rete di strette strade, incentrata sulle preesistenti vie romane e sull'attraversamento del Tevere verso San Pietro con Ponte Sant'Angelo.
Numerosi furono gli interventi papali per la sistemazione della viabilità:
• Papa Paolo II (1464-1471)] rettificò e liberò il percorso della via Lata, che prese da questo momento il nome attuale di "via del Corso".
• Papa Sisto IV (1471-1484) fece costruire Ponte Sisto
• A papa Giulio II (1503-1513) si deve il doppio sistema di strade diritte create sulle due rive del Tevere: la via Giulia sulla riva sinistra del Campo Marzio e la via della Lungara sulla riva destra tra Trastevere e il Vaticano.
• Nel 1518 sotto papa Leone X venne tracciata un'altra via diritta tra il ponte Sant'Angelo e la porta del Popolo, la via Leonina, poi ribattezzata via di Ripetta
• Tra il 1523 e il 1527 sotto papa Clemente VII venne tracciato anche il terzo ramo del cosiddetto "tridente", l'attuale via del Babbuino, che favorì lo sviluppo urbanistico del rione Trevi in un'area fino a quel momento piuttosto marginale.
• Papa Paolo III (1534-1549) realizzò il cosiddetto "Piccolo Tridente", una serie di tre vie che confluivano su ponte Sant'Angelo: la via di Panico verso l'antica via Recta (via dei Coronari); il "Canale di Ponte" (via del Banco di Santo Spirito), verso la via papalis (via dei Banchi Nuovi - via del Governo Vecchio); la prosecuzione di via Giulia fino al ponte. Viene inoltre creata la via Trinitatis dal Tevere verso il Pincio (via Fontanella Borghese - via dei Condotti).
Contemporaneamente la città si arricchisce di palazzi nobiliari e cardinalizi, di chiese e di monumenti pubblici. Per evitare di dipendere dall'acqua del Tevere nel 1570 si ripristinò l'acquedotto Vergine e si iniziarono ad edificare le prime fontane. Con papa Sisto V (1585-1590) si iniziò la sistemazione degli obelischi antichi, che vennero rialzati come punto focale dei nuovi tracciati stradali, i quali estendevano il processo di urbanizzazione anche al di fuori del Campo Marzio. Continuarono ad essere edificati palazzi e sistemate piazze, fontane e monumenti per tutto il periodo barocco e ancora nel XVIII secolo, che vide le scenografiche sistemazioni della scalinata di piazza di Spagna, del porto di Ripetta e della fontana di Trevi.
In 1354, approfittando del fatto che i Papi sono stati esiliati ad Avignone, Cola di Rienzo tenta di risuscitare l’antica Repubblica Romana. Il suo esercito viene sconfitto e lui fa una triste fine, ucciso da un servo dei Colonna mentre pronuncia un veemente discorso. Il suo corpo viene bruciato in questo luogo.
Nel XVI secolo, I Soderini, antica e nobile famiglia fiorentina, ottenuta l’autorizzazione del pontefice, trasformarono l’interno del mausoleo in una arena per tornei, tauromachie e fuochi pirotecnici.

Giardino-Museo dei Soderini
Falda, 1676,
Poi, nei primi anni del ‘700, per volere di Clemente XI Albani, venne realizzato la scenografia “porto di Ripetta” progettato da Alessandro Specchi, senza dubbio, un gioiello del architettura del tardo barocco romano. (Possiamo vederla sotto).


Vediamo bene, che dovremmo aspettare l’epoca moderna per vedere di nuovo una vera relazione tra il Mausoleo e il porto della Ripetta. Il tessuto urbano che si sta formando e molto denso e i vincoli tra i antichi monumenti del Campo Marzio no è affatto notevole.
Il Campo Marzio
Gli interventi successivi diminuirono (si può citare quasi soltanto la sistemazione di piazza del Popolo), spostandosi in altre zone della città in sviluppo o rivolgendosi alle infrastrutture. Massicci interventi anche nel Campo Marzio ripresero quando Roma divenne capitale del Regno di Italia nel 1870. Quasi immediatamente vennero costruiti gli argini sul Tevere, per evitare le alluvioni, percorsi dai nuovi "Lungotevere" e furono costruiti i nuovi ponti. Nel tessuto urbano preesistente si ebbero gli sventramenti di via Arenula, di corso Vittorio Emanuele e di corso Rinascimento, mentre i grandi lavori di liberazione del periodo fascista interessarono la zona solo nella parte di piazza Augusto Imperatore, dove sorgeva il mausoleo di Augusto.
XIX sec. Fino alla fine degli Anni ’20 del XX. La parte più alta viene usata come sala da concerto.
Il Porto della Ripetta
Dopo il 1870, dichiarata Roma capitale del Regno d’Italia, in attuazione del Piano Regolatore del 1872, e dalla variante del 1883, venne dato corso alla realizzazione dei muraglioni di contenimento delle acque del fiume, dei lungotevere e infine del ponte Cavour, in asse con via Tomacelli. Conseguentemente il Porto di Ripetta, la cui terrazza semicircolare venne a trovarsi pressoche in asse con il nuovo ponte ma a quota più bassa, nel 1901, fu in parte demolito e per il resto interrato alcuni metri sotto il piano stradale del lungotevere. Venne così portato a compimento uno dei più gravi atti vandalici perpetrato ai danni del patrimonio artistico di Roma, e ciò senza una vera giustificazione in quanto, con une maggiore attenzione progettuale, il porto in qualche modo poteva essere salvato. In seguito, tra il 1936 e il 1938, nello spazio libero situato sul Lungotevere tra il Mausoleo di Augusto e il fiume, che aveva già assunto il toponimo di piazza del porto di Ripetta venne eretto un enorme e goffo “contenitore” in cemento armato e cristallo a protezione della famosa “Ara Pacis Augustae” rinvenuta in frammenti, nel corso del tempo, nei pressi del palazzo Fiano-Almagià situato in angolo tra Piazza San Lorenzo in Lucina e il Corso. In conclusione, per meglio comprendere quanto accaduto, dopo il 1870, nella zona del setecentesco porto di Ripetta si rimanda alla oservazione della pianta di Roma pubblicata nel 1977 dall’architetto, Benevolo.

Porto della Ripetta e il tessuto urbano prima della destruzione della zona
I interventi fascisti

Estratto della pianta di Roma pubblicata nel 1977 dall’architetto, Benevolo
Successivamente nella organizzazione delle attività subentrarono i marchesi Correa dai quali “l’arena” trasse la denominazione di “Teatro del Corea” nome con il quale risulta infatti indemaniato, dopo il 1870, dallo Stato Italiano. Prima della fine dell’ottocento il “Corea”, coperto con un singolare lucernario in profilati di ferro e vetro venne ribattezzato “Anfiteatro Umberto”, in omaggio al secondo re d’Italia, Umberto I, per essere subito dopo nuovamente abbandonato e dichiarati inagibile perchè a rischio di incendi. In seguito, dopo essere stato concesso in affito allo scultore Enrico Chiaradia, autre tra l’altro della colossale statua equestre di Vittorio Emanuele II collocata al centro del Vittoriano in Piazza venezia. Il mausoleo dall’inizio del ‘900 venne acquistato tra i Beni del Comune di Roma e adattato a sala per concerti, il “famoso auditorio Augusteo”, poi in seguito smantellato.

Il famoso “auditorio Augusteo”, smantellato.
Mussolini fa scavare l’edificio fin nelle fondamenta, sognando di farne la propria tomba. Fa costruire tutto intorno una piazza con palazzi in stile fascista, a evidenziare l’importanza del luogo.



Progetto urbano di Morpugno per la piazza Augusto Imperatore e la tipologia dei edifici

La Piazza Augusto Imperatore, oggi,
Possiamo vedere ancore oggi, le conseguenze degli interventi fascisti del inizio di questo secolo. La “Liberazione del Mausoleo di Augusto” fu molto criticata. Fu uno dei numerosi “sventramenti”, previsti dal Piano Regolatore di Roma del 31. In 1934, dopo numerosi debattiti, la scelta è fatta, decisero di riqualificare tutta la zone del Mausoleo. Questa scelta, fatta da Ballio Morpurgo, prevede la distruzione di 120 edifici situati tra Via delle Colonette, Via dei Grottiono, via dei Schiavoni, e Via dei Pontefici (Una superficie totale di 28000 m2).
A partire dal 1937, il governo fascista intravede la possibilità di ricostruire l’Ara Pacis (altro monumento del Campo Marzio, che fu un altare alla memoria di Augusto). Mussolini, per il bimellenario, decise finalmente di ricostruirlo in una zone vicina al Mausoleo proprio sulla piazza attuale Augusto Imperatore. Da questo intervento nasce una rottura visuale tra il Mausoleo e il Tevere, dove c’era l’antico porto della Ripetta.
A partire di 1940, la piazza è inquadrata da una serie di edifici di stile razionalista monumentale, freddo e senza fantasia. Il Mausoleo, frammento della Roma Imperiale diventa il centro un nuovo spazio “vuoto”. Troppo basso rispetto ai edifici circondanti per essere messo in evidenza. Secondo noi, non dialoga abbastanza col resto della piazza. Possiamo notare altri elementi dell’attuale piazza: la chisea San Carlo al Corso, la chiesa San Rocco all’Augusteo e la chiesa San Girolamo degli Schiavoni si isolano, separandosi del loro contesto.
Secondo l’architetto Erminia Sciacchitano, era stato necessario aspettare fino ad oggi per potere studaire questo posto e riqualificarlo. Oggi, meno di 70 anni dopo questo grave intervento, la nuova struttura del Ara Pacis di Meier, si inserisce in questo difficile contesto e deve trattare bene il suo passato. Il progetto di Meier rilancia una grande polemica, attualmente la piazza è un luogo di parcheggio e una zone di deposito per i trasporti comunali, tutti aspettano il nuovo progetto di riqualificazione promesso da Walter Veltroni attuale sindaco di Roma.
E anche un dibattito architettonico nel senso che molti pensano che il tentativo di Meier di fare rinascere il contatto tra il Mausoleo e fiume è fallito.



CONCLUSIONE
Oggi, purtroppo, vediamo ancora di più l’Ara Pacis, e dimentichiamo invece il Mausoleo che fu il punto di partenza di questo spazio urbano. Anche se è centrale e ricoperto di vegetazione naturale caotica. Possiamo, quindi tentare oggi, di ripensare i modi di intervento per questo elemento centrale di una piazza che secondo noi a perso la sua identità iniziale.
Le domande principale sul futuro di questa piazza sono state fatte con la nascita dell’Ara Pacis di Richard Meier che possiamo veder sopra, questo progetto molto criticato tenta di intervenire apportando al centro storico della modernità. E perchè avere ancora oggi paura della modernità a Roma, e forse vero che la distruzione del Porto della Ripetta o la creazione delle piazze fasciste sono stati degli interventi barbari, pero quale sarebbe il viso della città di Roma del 2000?
Sarebbe in grado di essere una città europea moderna? Curiosi, aspettiamo i progetti di domani.
L'EXERCICE DU CUBE
CONCEVOIR UNE STRUCTURE FLOTTANTE SUR LE LE TEVERE